Giampaolo Cutroneo
DAL QRCODE AL P-LINK

INTRODUZIONE

Abbiamo visto nei precedenti post che il passaparola può essere utilizzato come strumento marketing strutturato (qui), e che il qrcode sul pack di prodotto, se utilizzato con cognizione di causa, può essere il veicolo per facilitare questo passaparola (qui).

Abbiamo anche visto che sono possibili differenti livelli di granularità nell’utilizzo del qrcode, ma oggi ci concentreremo sulla soluzione più complessa e nello stesso tempo più interessante: il qrcode univoco.

Cominciamo quindi a definire alcuni presupposti per esaminare la situazione e come sempre andiamo a vestire gli abiti del produttore del prodotto X, anzi dei prodotti X1, X2, …

Quali difficoltà abbiamo di fronte se vogliamo introdurre i qrcode sui nostri prodotti e ottenere in cambio un passaparola strutturato?

I punti su cui porre l’attenzione sono i seguenti:

  • Creazione dei qrcode
  • Stampa dei pack e etichette contenenti i qrcode variabili
  • Immissione nella filiera distributiva e logistica interna
  • Gestione dei “big data” di ritorno
  • Gestione degli incentivi legati al passaparola

Ci sono molti altri dettagli che andrebbero visti, ma per ora mi limito a quelli che nelle esperienze finora affrontate sono stati i più “caldi”. Sarà un viaggio un po’ lungo, ma spero abbiate la pazienza necessaria.

CREAZIONE DEL QRCODE

Il procedimento per la creazione dei qrcode necessari ai nostri pack è molto semplice, esistono numerosi strumenti adatti allo scopo.

Provate voi stessi: andate qui https://it.qr-code-generator.com/ e generate il qrcode del link al vostro sito.

Ovviamente le cose cambiano se si devono generare non uno ma decine di migliaia di qrcode da immettere in un processo di stampa, ma con uno strumento professionale come ad esempio Adobe Indesign (https://www.adobe.com/it/products/indesign/free-trial-download.html) il lavoro è piuttosto semplice.

Appurato che il processo di codifica non è un problema, passiamo alla vera domanda che ci dobbiamo porre: COSA codifichiamo?

Ho già detto nel precedente post che vogliamo dotare ogni singola copia del prodotto di una identità digitale. Sicuramente quindi andremo a codificare il codice fiscale del prodotto.

Siamo in ambito software, o quasi, quindi ad esempio potremmo utilizzare come identificativo il GUID (https://it.wikipedia.org/wiki/GUID).
Con questa notazione, potremmo dare un codice univoco a 2128 prodotti che, come dice Wikipedia, sono più delle stelle dell’universo osservabile.

Oppure potrebbe bastare una banalissima sequenza di numeri di un tot di cifre, sapendo a priori che i prodotti immessi sul mercato saranno molti meno.

La scelta dell’identificativo in realtà deve essere fatta principalmente in funzione del sistema informatico che andrà a trattare il dato, e quindi in base a fattori di computazione e di gestione dati, e non di facilità di memorizzazione “umana”.

Nel progetto che sto portando avanti insieme ad alcuni partner, ad esempio, utilizziamo un codice di 64 cifre esadecimali (0123456789abcdef), risultato di una funzione di hash (https://it.wikipedia.org/wiki/Funzione_di_hash) delle proprietà del prodotto.

Abbiamo quindi il nostro codice nella forma:

ecc522f92841d1ad13849522a0f54bfe7898b1844ff0bc90ce1ae443510f41fe

“Circa” 1077 combinazioni uniche possibili.

Codificare nel qrcode soltanto il codice però sarebbe inutile. Il consumatore otterrebbe dalla scansione un codice di 64 caratteri incomprensibile… e rimetterebbe in tasca lo smartphone.

La cosa giusta da fare è codificare una chiamata a un interprete che possa tradurre in dati cosa si cela dietro ai 64 caratteri.

Per farlo basta coinvolgere una web app (https://it.wikipedia.org/wiki/Applicazione_web) nel processo e affidarle il compito di tradurre in testo e elementi visivi il codice.
Unendo i due elementi, web app e codice, otteniamo una cosa del genere:

https://www.webapp.com/ ecc522f92841d1ad13849522a0f54bfe7898b1844ff0bc90ce1ae443510f41fe

cioè quello che noi abbiamo chiamato “product-link”, o più semplicemente “p-link”.

Quando verrà fatta una scansione al corrispondente qrcode, anche uno smartphone non proprio recente come il mio (https://it.wikipedia.org/wiki/IPhone_6s) saprà che quello è un indirizzo web, e aprirà il browser per caricare la pagina.
Possiamo produrre i nostri 100mila qrcode.

PACK E ETICHETTE CON QRCODE

Creati i qrcode, ora dobbiamo andare in stampa.

Decine di migliaia di etichette/pack tutti diversi? Chi può produrli?

Ad esempio qualsiasi stampatore industriale che abbia adottato la tecnologia “a dato variabile” (https://www8.hp.com/it/it/commercial-printers/indigo-presses/smartstream-designer.html).

Pensate che la lista dei fornitori sia molto corta? Siete in errore, numerose aziende sono in grado di stampare con questa tecnologia, personalmente negli ultimi 18 mesi ho collaborato con 3 differenti aziende dotate di questa tecnologia, e per esempio con Eurostampa (http://www.eurostampa.com/) abbiamo stampato i qrcode univoci anche su sleeve (film plastico).

I costi sono leggermente più elevati rispetto alla stampa tradizionale, ma a fronte del vantaggio finale in termini di possibilità comunicative sono decisamente assorbibili.

IMPATTO SULLA LOGISTICA

Nel nostro magazzino a questo punto ci sono migliaia di prodotti dotati di qrcode, e dobbiamo cominciare a distribuirli. Ci sono complicazioni rispetto alla logistica tradizionale?

Se agiamo con il motore “a regime minimo”, quindi senza aggiungere particolari features, non abbiamo nulla da fare. Sappiamo che i 1000 prodotti sul bancale hanno i p-link generati prima di stampare le etichette e memorizzati (come e dove adesso non ci interessa), e che prima o poi qualcuno effettuerà la scansione. Tanto ci basta, e l’impatto sulla nostra logistica sarà nullo.

Si potrebbe obiettare che i 1000 p-link potrebbero essere soltanto una piccola parte di una produzione di stampa di magari 100.000 etichette, ma poiché i prodotti sono al momento tutti simili, non ci interessa sapere quali specifici p-link andranno in mano ai consumatori. Lo vedremo a posteriori dalle scansioni, e il sistema legato alla web app gestirà gli eventi di conseguenza.

Se vogliamo invece introdurre valore aggiunto per il consumatore, come ad esempio i dati della tracciabilità di filiera, non abbiamo molta scelta: la nostra logistica deve permetterci di sapere quali qrcode sono finiti in un determinato lotto di produzione.

L’impatto in questo caso può essere importante, si può andare dall’introduzione di scansione tramite lettore manuale al momento della composizione del pallet fino all’utilizzo di letture automatizzate in fase di etichettatura.

L’aspetto più interessante di questo approccio è che fino all’ultimo i p-link non sono legati a nessun contenuto aggiuntivo (il valore aggiunto che dovrebbe agevolare il passaparola). Possiamo stabilirlo a posteriori con la gestione software e stabilire solo al momento della messa in vendita quali dati e call to action marketing dovrà mostrare la web app.

Questo vuol dire, per fare un esempio, che una singola partita di prodotto può essere associata a distinte azioni promozionali legate a distributori differenti, senza dover modificare l’etichetta o il pack.

Siamo arrivati alla gestione dei dati e delle scansioni, ma mi sono dilungato già troppo. Vedremo questi ultimi due argomenti nel prossimo (e ultimo) post sull'argomento.

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Giampaolo Cutroneo
Se si vuole realizzare qualcosa al mondo, l'idealismo non è abbastanza; bisogna scegliere un sistema per raggiungere lo scopo. In altre parole, bisogna essere "pragmatici"
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