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NutriScore: le etichette alimentari a colori

Rivoluzione nel campo food: il consumatore richiede sempre più informazioni e maggiore trasparenza nella scelta degli alimenti.

27/03/17
NutriScore: le etichette alimentari a colori

Stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione in campo Food: il consumatore richiede sempre più informazioni e maggiore trasparenza.

Le aziende e le catene distributive si sono già adeguate, come è successo in Inghilterra con le controverse etichette a semaforo, o si stanno adeguando, dimostrando di saper cogliere le richieste di mercato ancor prima che siano normate.

 

Dopo l'Inghilterra, la Francia ha detto ufficialmente sì alle etichette “a colori” da apporre sugli alimenti in vendita nei supermercati.

Il sistema scelto si chiama NutriScore ed è stato sviluppato dal professor Serge Hercberg dell’Inserm, l’Institut national de la santé et de la recherche médicale.  Non sarà obbligatorio perché i regolamenti dell’Unione europea lo vietano, ma "raccomandato” dal Ministero. 

Si tratta di una notizia destinata a smuovere gli equilibri che regnano tra produttori, distributori e consumatori, tanto più che la sua applicazione è stata sdoganata in uno dei Paesi europei ad alta cultura alimentare, spesso in trincea con l’Italia nelle battaglie europee per la difesa delle tipicità produttive dei propri territori.

 

Come funziona il Nutriscore?

 

E’ un sistema a cinque colori – dal verde scuro al rosso – e lettere ad essi abbinante – dalla A alla E – che basa il suo giudizio finale su una somma di elementi negativi e positivi. I negativi si riferiscono alla  presenza di grassi saturi, sale, zucchero, alcol, che concorrono a spingere il risultato finale verso il rosso, che possono essere però bilanciati da elementi positivi quali l’apporto proteico, le fibre, la presenza di frutta e verdura negli ingredienti. Più si va verso il verde, ovviamente, più il messaggio che si vuol far passare al consumatore è quello di un prodotto “consigliabile”.

Nutriscore abbina quindi elementi grafici e di calcolo delle etichette “a semaforo” inglesi a una base di calcolo che è più complessa e più sfumata, perché tiene conto di tutta la ricettazione e non solo della maggiore o minore presenza di un singolo ingrediente.

 

Le imprese presenti in Francia non l’hanno presa bene, perché il consumatore avrà un chiaro elemento da valutare, difficilmente controllabile e del tutto autonomo dal marketing aziendale. Si collega a questa considerazione, la notizia di pochi giorni fa che vede sei multinazionali – Coca-Cola, Mars, Mondelez International, Nestlè, Pepsico, Unilever – presentare a loro volta uno schema a semaforo, non calcolato sui 100 grami di prodotto ma sulla porzione.

 

Lo scenario non è ancora delineato in maniera univoca: ma quel che è chiaro è che più soggetti stanno ragionando sulle etichette del futuro, i cui effetti sui consumi sono ancora tutti da valutare.